Ricettari medici e farmacopee

Donato d’Eremita, Dell’elixir vitae. Napoli, 1624, tav. [II]r
Ricettario fiorentino. Firenze, 1567, front.
N. Lémery, Dizionario overo Trattato universale delle droghe semplici in cui si ritrovano i loro differenti nomi, la loro origine, la loro scelta, i principj... Venezia, 1751, front.
[Codice erbario]. Fine sec. XIV- inizi sec. XV, c. 47v

Ricettari e farmacopee antichi sono strumenti importanti per conoscere l’evoluzione storica delle Scienze farmaceutiche e il progredire della produzione medicinale attraverso i secoli. Inizialmente erano i singoli medici a compilare i testi farmaceutici, diffondendo in tal modo il proprio sapere e la propria esperienza; ben presto furono i sovrani e le organizzazioni corporative che presiedevano all’esercizio professionale a sostenere la necessità di regolamentare l’attività medica e l’arte farmaceutica, unificando i metodi di preparazione dei medicinali e di cura. Ebbe così inizio la pubblicazione di antidotari, di ricettari e, successivamente, di farmacopee, che ben presto divennero degli efficaci strumenti di controllo e di indirizzo per la professione farmaceutica, fornendo ad essa una qualificazione scientifica e delineando la figura dello speziale.  Pur rimanendo sempre subordinato al medico, lo speziale cominciò a fare riferimento al ricettario come ad un proprio codice deontologico che riportava anche la corretta composizione dei medicamenti e l’elenco di quelli approvati. Grande importanza ebbe il Ricettario fiorentino, che dal gennaio 1499 (anno fiorentino 1498) al 1789 ebbe numerose edizioni e ristampe. La redazione fu affidata al Collegio medico di Firenze dai Consoli dell’Arte dei medici e degli speziali, che aveva autorità sui medici e gli speziali della città e del contado. Il Ricettario fiorentino può essere considerato la prima Farmacopea pubblica come oggi l’intendiamo, cioè un libro scritto per ordine delle autorità che indicava i medicamenti da conservarsi nelle farmacie e le regole cui attenersi nella preparazione dei farmaci, fornendo così una specie di codice che, tutelando la salute pubblica, servisse da guida ai medici e ai farmacisti. Al concetto di ufficialità introdotto dal Ricettario si ispirarono tutte le successive Farmacopee pubblicate sia su territorio italiano sia all’estero.